OMAGGIO ALL'INAFFERRABILITA'

Teatro Astra, Bellaria


dal 07 Dic 2017 al 07 Dic 2017

Omaggio all'Inafferrabilità
I corti "simbolisti" di Alessio Fattori

Appuntamento giovedì 7 dicembre 2017 alle ore 21.00 con i "corti" di Alessio Fattori. 
Introduce la serata il Professor Michele Ghiotti.
 
In programma:
- Nel mio castello, la Bellezza (2014)
- Diario di un'acrobata (2014)
- Aurora (2016)
- Rapporto amoroso n.8 (2017)
 
proiezione fuori programma:
- Panic Song (2017, videoclip, The Others Band)


Serata a ingresso libero. 


Nel dire qualche parola sulla poetica e lo stile di Alessio, voglio precisare che, pur essendo un appassionato di cinema, non ne sono uno studioso: mi occupo, bensì, di letteratura e il mio bagaglio è soprattutto umanistico. Per forza di cose, dunque, la mia interpretazione sarà di stampo poetico e non tecnico-critico. Credo, tuttavia, che una lettura del genere possa rivelarsi assai utile e produttiva per un cinema che, come quello di Alessio, è consciamente più lirico che narrativo.

Il primo corto, "Nel mio castello, la bellezza", girato nel 2014, ci mette di fronte a una virginea e incantevole ragazza, che, al risveglio, si concede un bagno, indossa candide vesti e si lascia andare in una giocosa danza infantile. Quindi – in una sorta di catabasi – scende al piano di sotto, dove stringe al petto la foto di un giovane e si allunga sul divano, attardandosi a sfogliare un catalogo delle opere di Egon Schiele (non proseguo con il racconto per non svelare l’insolito finale). 

Il secondo lavoro, "Diario di un'acrobata", sempre del 2014, segue le sinuose movenze e le funamboliche meditazioni dell'acrobata Nicoletta Amaduzzi, colta nella quotidianità di casa sua, o sul lavoro, o mentre volteggia sul trapezio durante uno spettacolo circense.

Il terzo corto, "Aurora" (2016), forse quello più narrativo e teatrale, ci presenta un moderno Orfeo, che – capace solo di esprimersi in dialoghi teatrali, irreali e calligrafici – va alla disperata ricerca della sua Euridice, Aurora, una ragazza più grande di lui, che, accecata e malata, rifiuta il suo amore, inutile – dice lei – a redimerla: preferisce attendere una miracolosa guarigione da parte una misteriosa ragazzina.

Nell'ultimo film, "Rapporto numeroso n° 8", girato quest'anno, un ragazzo, voltate le spalle al gesto ammonitore di papa Paolo III in cima alla Fontana della Pigna, incontra nel centro di Rimini una fascinosa ed evasiva femme fatale, che, dopo una defatigante danza/scherma di corteggiamento, si concede al pretendente in un vicolo buio. Di qui in avanti, però, il rapporto tra i due s'incrina, e, mentre gli amanti vagano, rabbiosi, gelosi e malinconici, tra rovine, gru e impalcature di una desolata periferia è chiaro che la loro storia è già finita. 

Cosa accomuna queste quattro non-storie, queste liriche pindariche per immagini? L’inafferrabilità di una figura, di un amore, di uno stato d'animo. L'inafferrabilità della ragazza-ninfa-principessa che vive nel castello, forse incarnazione della Bellezza, Musa ispiratrice, che, al comparire del fidanzato-artista, scompare senza lasciar traccia. L'inafferrabilità di Nicoletta, che, pur seguendo lei stessa qualcosa di inafferrabile (il mistero che sta oltre, in cima alla fune, in cima all'albero), lascia noi spettatori, mesmerizzati dalle sue danze sospese, disorientati e straniti, impossibilitati a seguirla nelle sue scattanti fughe, nelle sue vertiginose e solitarie arrampicate. L'inafferrabilità della donna di "Rapporto amoroso n° 8" (l'8, ricordiamolo, è simbolo di eternità), alla fuga della quale corrisponde l'eterno ritorno alla disperazione e al senso di colpa (l'ombra giudicante di Pio III).

Si sarebbe tentati di accorpare questi lavori in quella che potremmo chiamare la Quadrilogia dell'Inafferrabilità. Il messaggio, o meglio l’“illuminazione”, che Alessio sembra suggerirci, è questa: l'amore, la femminilità, l'ispirazione artistica, lo slancio vitale… tutto ciò è inafferrabile, specialmente per l'uomo che vuole impossessarsi dell'esistenza in modo violento o semplicistico, senza accontentarsi di sfiorarla, quella bellezza, di ospitarla, di lasciarla vagare, libera e senza vincoli, fra le proprie mura.

Infine due parole sullo stile. Non c'è niente di più difficile da definire a parole, ma quello di Alessio è assolutamente originale e riconoscibile. Il suo modo di costruire la vicenda, di far scaturire gli uni dalle altre dialoghi, silenzi e immagini, è analogico piuttosto che logico, poetico piuttosto che narrativo, intuitivo piuttosto che deduttivo: in una parola "simbolista". In questi corti la realtà è, come scrive Baudelaire, "un tempio [...] ove viventi / pilastri a volte confuse parole / mandano fuori; la attraversa l'uomo / tra foreste di simboli dagli occhi / familiari". E compito dell'artista, del regista in questo caso, non è descriverla e vivisezionarla, vale a dire farla sua brutalmente, ma evocarla con gentilezza e grazia, delicatamente, restituendone non un gretto ritratto denotativo, ma tessendo una tela di impressioni vaghe, sfumate, eppure, proprio perché centrate sull'essenza e non sulla forma, vive e veritiere. Questi corti seguono, insomma, lo stesso meccanismo delle accecanti epifanie di Rimbaud. Il poeta si fa veggente. Anzi, più correttamente, il veggente, nel senso di "colui che vede", che sta dietro la macchina da presa e cattura le immagini, si fa poeta. [Mario Ghiotti] 

Alessio Fattori, classe 1971, è un regista nato e cresciuto a Bellaria Igea Marina. Dopo la laurea al DAMS di Bologna, con una tesi sul cinema di Andrej Tarkovskij, si dedica alla realizzazione di documentari d’interesse socio-culturale. Oltre all’attività di documentarista, Fattori si è distinto nella realizzazione di cortometraggi di finzione. Alcuni di essi sono stati selezionati e proiettati in festival nazionali e internazionali. 


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Cinema Teatro Astra
Via P. Guidi, 

www.teatroastrabim.it 

 

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