Tradizione » Bell'Atavola



Bell’Atavola è un’Associazione costituita nel 2005 dalle categorie economiche di Bellaria Igea Marina facenti capo a Verdeblu: Associazione Italiana Albergatori, Turismhotels, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Cooperativa Bagnini.

L'Associazione Bell'Atavola ha come mission la valorizzazione della cucina, della tradizione, della buona tavola romagnola come elemento fondamentale della promozione turistica di Bellaria Igea Marina. A scopo promozionale Bell'Atavola organizza cene, degustazioni, presentazioni di prodotti tipici e genuini e numerosi eventi enogastronomici.

A Bellaria Igea Marina sono numerosi gli eventi dedicati alla riscoperta dei prodotti locali e dei sapori del territorio: febbraio inizia con "La Mora. Tradizione e gusto", una festa enogastronomica che ha come protagonista la carne di mora, prelibata specie suina autoctona. A maggio "Il Pinzimonio. Colori e sapori" e "La Borgata che Danza" aprono la stagione estiva con i sapori della nostra tradizione. "La Festa del Mare" in agosto celebra l'origine marinara di Bellaria Igea Marina, con un evento che coinvolge il Portocanale e tutti i marinai. Settembre celebra la piadina con una grande festa di fine estate, dedicata ad un alimento di umili origini che è diventato simbolo della cucina romagnola nel mondo "La pis un po' ma tot - La piadina, anima e tradizione". 


I prodotti e i piatti tipici romagnoli

La piadina
In Romagna il pane è la piadina, la più classica delle specialità romagnole. 
La piada conserva le caratteristiche di quel pane azzimo che, per decine di secoli è stato il piatto base dell’alimentazione dei popoli del Mediterraneo. Ogni paese della Romagna ha la sua piada, con le tradizioni e le varianti locali, anche il nome varia da zona a zona: piê, pjida, pieda, pida. È una sfoglia rotonda di acqua, farina e sale, cotta sul testo di argilla o sulle piastre di ghisa; nei ristoranti viene servita per accompagnare le grigliate di carne o di pesce, le verdure gratinate, gli umidi; i chioschi, diffusissimi in tutte le località della Riviera, la farciscono con salsiccia, salame, prosciutto, formaggio molle e da taglio, erbe cotte. Non mancano le proposte che permettono di gustarla con marmellate, miele, Nutella e fichi caramellati.

I vini
Il vino gode in Romagna di un sacro rispetto. Protetta dall’Appennino e mitigata dal mare, l’ampia zona collinare, compresa tra le province di Forlì-Cesena e Rimini, grazie alla varietà dei terreni e ai vitigni acclimatati da secoli, vanta una gloriosa tradizione vitivinicola che, negli ultimi anni, ha conquistato, meritatamente, la ribalta nazionale e internazionale. I vitigni più famosi sono il rosso Sangiovese e il bianco Trebbiano, i più diffusi sul territorio nazionale, padri di molti vini di grande pregio. Gli altri vitigni peculiari del territorio sono l’Albana, biondo nettare di Romagna, primo bianco in Italia ad ottenere la Docg e la Cagnina, vino rosso dolce o amabile, pronto da bere subito dopo la vendemmia.

Le minestre
Bandiere gastronomiche della cucina locale, per minestre in Romagna si intendono tutti i primi piatti, in brodo o asciutti, rigorosamente fatti a mano e che si presentano ripieni di formaggio, erbe, zucca, pesce, ricotta. Si ottengono da un impasto di uova e farina lavorato a mano e tirato col mattarello fino a quando non diventa una morbida sfoglia rotonda, dorata, fine, senza rotture e lievemente rugosa per assorbire, come si deve, i condimenti; ne esiste anche una versione verde, che viene usata per le lasagne al forno, in questo caso all’impasto si aggiungono gli spinaci o le ortiche. 
La sfoglia viene tagliata in forme diverse a seconda della pasta che si vuole preparare: tagliatelle, cappelletti, ravioli, tortelli, tagliolini, pappardelle, maltagliati conditi in tantissimi modi, con decine di salse, intingoli e ragù, di terra e di mare, che ne esaltano la bontà. Le minestre regine della Romagna sono gli strozzapreti, che già nel nome rivelano il carattere anarchico dei romagnoli, striscioline di pasta fatta con acqua, farina e sale e poi arrotondate con le mani, e i passatelli: uova, parmigiano, pangrattato, odore di noce moscata e scorza di limone, che si lavorano con un apposito attrezzo; la tradizione li vuole in brodo di carne, meglio se cappone, come i cappelletti, ma deliziosi anche col brodo di pesce. 

I secondi
Per affrontare la ricchezza e la varietà dei secondi piatti caratteristici del territorio, si possono seguire due differenti itinerari del gusto: quello di terra e quello di mare.
Dai campi della pianura e dai prati dell’Appennino arrivano carni pregiate e genuine per le rinomate grigliate, un’autentica specialità della gastronomia regionale, per le quali si usano agnellone e castrato di Romagna, il vitellone bianco dell’Appennino centrale che ha ottenuto il marchio Igp e il maiale della razza mora romagnola. Le carni, sempre tenere e di grande qualità, vengono poste con delicatezza sulla brace ardente su cui trovano posto anche gli insaccati freschi, come il salame, la salsiccia e la pancetta
Quasi tutti i tipi di pesce pescati in Adriatico sono adatti alla griglia: triglie, rombi, code di rospo, canocchie, sogliole, crostacei e spiedini con calamari, gamberi e seppioline. La più classica delle grigliate è la “rustida” di sgombri, sardoncini e sarde -il pesce azzurro- economico e squisito di cui questo mare è ricchissimo. Di grande delicatezza le ricette al sale dolce di Cervia che protegge ed esalta i sapori di branzini, rombi, sardoncini e gamberoni. Vengono dalla tradizione anche le seppie coi piselli, le seppie stufate, le fritture di calamaretti, di omini nudi e di paranza, le zuppe di cozze, vongole veraci e telline e gli umidi di lumachine. La chiusura dell’itinerario gastronomico di mare spetta al brodetto di pesce: secondo la tradizione marinara deve essere robusto, denso di pomodoro, forte di aceto e pepe nero, così lo preparavano i pescatori sulle barche, ma le varianti locali sono veramente tante.

Sorprese di pianura, profumi di bosco, dolci delicatezze
Tra mare e collina, nella pianura è tutto un susseguirsi di campi coltivati, orti, vigneti e frutteti a perdita d’occhio, in primavera un tripudio di colori. E in tavola un’alta qualità (molte delle produzioni ortofrutticole vantano il marchio Igp): pesche, pere, nettarine, ciliegie, fragole, albicocche, kiwi, mele, susine, cocomeri, meloni, patate, pomodori, aglio, scalogno, asparagi, zucche e zucchine. Le pinete e gli Appennini sono invece terre di funghi, di tartufi, di erbe spontanee e aromatiche che vengono impiegate nella cucina del territorio così come i frutti del bosco e del sottobosco: pinoli, castagne, more, mirtilli e lamponi.
L’ultima nota per i viaggiatori del gusto riguarda i dolci e la cucina romagnola offre la ciambella, gli zuccherini, la zuppa inglese, il sugal (dolce di mosto), il savor con mele e pere cotogne, il miacetto, i sabadoni, le mistochine con farina di castagne e il bustreng con miele e pezzi di frutta. 


Ricette della tradizione romagnola

 
Bellaria Igea Marina


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